Questa volta è diverso

Una crisi economica come quella attuale potrà ripresentarsi in futuro ?

Un argomento come quello delle crisi economiche e finanziarie può sembrare una lettura poco appassionante e riservata solo agli specialisti del settore, sebbene il possesso di qualche nozione in campo economico potrebbe tornare utile a chiunque nella malaugurata ipotesi che la stessa bussi alla porta di casa o sul posto di lavoro. Nel panorama dei dibattiti e delle pubblicazioni relative all’instabilità del sistema economico che permane da circa un decennio, senza risparmiare stati ricchi ed economie emergenti, spicca un libro controverso scritto nel 2009 in America da C. M. Reinhart e K. S. Rogoff, pubblicato in Italia nel 2010 da il Saggiatore e intitolato “Questa volta è diverso”.

I due economisti lavorano presso le Università del Maryland e di Harvard e nel loro saggio di oltre 400 pagine revisionando la letteratura in ambito economico ne rielaborano i dati in personali grafici e tabelle a sostegno della loro analisi empirica estendendola a sessantasei paesi e per un periodo di otto secoli. Tale approccio viene definito “quantitativo e visivo” ed ha l’obiettivo di cogliere eventi “rari” e in controtendenza rispetto alle pubblicazioni prevalenti che tendono a mettere a fuoco il fatto presente ma privo di contestualizzazioni storiche, psicologiche e sociali. Gli autori criticano inoltre la  limitazione temporale di gran parte della letteratura scientifica che confina l’analisi solo agli ultimi due o tre decenni, perdendo così l’opportunità di cogliere eventuali cicli economici la cui frequenza ha una durata maggiore. Reinhart e Rogoff per prima cosa spiegano le soglie che hanno adottato per definire le inflazioni, le crisi valutarie, la svalutazione della monete ed elencano i criteri seguiti per le crisi bancarie e default . Evidenziano poi quanto sia difficile cogliere i segni iniziali di una crisi per la mancanza di dati accurati, specialmente negli stati e nei sistemi bancari che tendono a nascondere o a non aggiornare puntualmente le statistiche sulle proprie sofferenze economiche e nei quali le autorità di vigilanza sono inclini a non intervenire. I due economisti definiscono un punto centrale della loro tesi : all’origine delle cicliche crisi economiche sembra giocare un ruolo fondamentale un atteggiamento di sottovalutazione dei rischi, piuttosto diffuso tra i comuni clienti di una banca come tra gli specialisti del settore finanziario ed economico, in grado di generare ciò che viene definito nel libro come sindrome del “questa volta è diverso”. Per Reinhart e Rogoff  una buona parte dell’umanità agisce come se possedesse un alone protettivo nei confronti delle inadempienze e delle crisi, dato che queste vengono percepite come qualcosa di distante, riguardante altri luoghi e altre epoche. A livello collettivo questo si traduce in crisi nazionali e globali quando vengono superate delle soglie critiche di indebitamento economico, innescando una caduta della fiducia ad effetto domino.

I due economisti riportano, tra gli altri, l’esempio della crisi del 1929, preceduta da anni di ottimismo in cui si era trasmessa l’idea che non si sarebbe potuta verificare una nuova guerra mondiale e che la crescita sarebbe proseguita senza limiti né battute di arresto. In maniera analoga, la crisi globale iniziata nel 2007 (dagli stessi definita “Seconda Grande Contrazione”) ha avuto nel quinquennio precedente un ottimismo collettivo sostenuto da motivazioni come l’incondizionata fiducia nella globalizzazione, il boom tecnologico, una migliore conoscenza delle dinamiche della politica monetaria e della cartolarizzazione dei debiti (ovvero la trasformazione dei mutui in attività liquide). La gran parte degli Americani, fino alle soglie della più grave crisi finanziaria verificatasi dai tempi della Grande depressione, riteneva il proprio paese particolare, diverso da un paese emergente e con delle novità finanziarie che avrebbero permesso di andare oltre le vecchie regole e parametri, perciò il progressivo rialzo dei prezzi delle case in USA non venne percepito come un segnale preoccupante visto l’eccessivo ricorso alla leva finanziaria (nel 2008 il valore delle ipoteche negli Stati Uniti era pari al 90% del Pil). Lo strumento della leva finanziaria è nella sua essenza una “scommessa” su un evento futuro così come viene chiaramente riportato in diversi siti internet tra i quali consob.it , Ig.com e nonconimieisoldi.org .

Il testo è ricco di esempi storici e considerazioni generali per fornire al lettore una visuale ampia sui meccanismi e gli indicatori delle crisi. Nel capitolo 16 viene proposto un indice delle turbolenze finanziarie che riunisce le crisi bancarie, di cambio, del debito e inflazionistiche (definito in sigla come indice “Bcdi”) e che dovrebbe essere, secondo l’idea degli autori, capace di cogliere in buona misura i segnali premonitori. Per gli autori bisognerebbe aggiungere a questi parametri anche il numero delle famiglie e delle aziende insolventi per poter comprendere quante più possibili varianti delle crisi ed il loro indice Bcdi li coglie solo indirettamente.

Per Reinhart e Rogoff le banche centrali dei vari paesi in occasione della recente crisi globale non hanno esercitato le loro funzioni di controllo al meglio permettendo l’espansione della sindrome del “questa volta è diverso”, pertanto auspicano per il futuro la nascita di nuove istituzioni internazionali e indipendenti dalle pressioni politiche nazionali in grado di scrivere e fare rispettare nuovi regolamenti internazionali, pena il ritorno ciclico delle crisi economiche e finanziarie.

  Paolo Salvatore Polizzi

Lo Scaffale – N.9 Settembre 2017

www.polizzieditore.com

 

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