Perché conoscere il passato è utile al presente

In un’epoca di grande sviluppo tecnologico, dove risulta significativo solamente ciò che ha un’utilità pratica immediata, non di rado accade che gli studi umanistici vengano bistrattati in quanto “inutili” e privi di reali contenuti significativi (facendo un giro in internet ci si può non di rado imbattere in espressioni come “scienze delle merendine” – e simili –  usate come epiteti spregiativi per quei corsi di laurea in cui tali studi vengono coltivati). Quello che, però, non viene considerato nel dare questi affrettati giudizi è che in effetti essi hanno più di un’utilità.

L’utilità immediata del sapere umanistico. “Con la cultura non si mangia”, ha dichiarato, nell’ottobre 2010, l’allora ministro dell’Economia Tremonti. “Di cultura non si vive, vado alla buvette a farmi un panino alla cultura, e comincio dalla Divina Commedia” prosegue sempre lui. E giù con tagli alla cultura. Eppure l’idea che la cultura sia un lusso che non ci possiamo permettere, un vuoto a perdere che fagocita risorse più utili altrove, è figlia dell’ignoranza.

Guardando ai dati di fine 2013 – pubblicati su molte testate giornalistiche nazionali – l’Italia, forse il paese con il più grande patrimonio artistico-culturale del mondo, deve il 5,8 % del proprio Pil (circa 80 miliardi) ai suoi numerosi musei, siti archeologici e monumenti. Introiti che potrebbero anche essere maggiori se, anziché operare tagli, si adoperassero maggiori risorse sfruttando il pieno potenziale del retaggio italiano – sempre nel 2013 tutti i musei d’Italia non sono stati in grado di avere introiti pari al solo Louvre.

Oltre a questi immediati benefici di natura economica, lo studio delle materie umanistiche può offrire dei vantaggi sia nella vita quotidiana dei singoli sia nella gestione dello Stato.

Conoscere la storia degli antichi, conoscere le fonti tramandateci, può essere molto vantaggioso al giorno d’oggi per capire come comportarsi. Il confronto con situazioni passate può avvenire sia in maniera positiva, ricavando modelli da seguire, sia negativa, individuando scelte discutibili che già in passato non hanno dato esiti felici. Come scrisse Cicerone: “historia magistra vitae”.

Nell’estate del 1787 i Padri Fondatori si riunirono a Filadelfia per decidere quale ordinamento dare alle colonie libere d’America. L’idea per i più era di creare una federazione sul modello degli stati federali greci. Tra i maggiori conoscitori della storia greca vi era James Madison, il quale fece tesoro delle nozioni apprese e individuò il difetto delle federazioni elleniche e in generale degli stati federali, cioè che i dissensi interni dovuti alle scelte del governo centrale costituiscono il pericolo più grande per tale ordinamento politico.

E non furono solo i Padri Fondatori della nazione attualmente più potente del mondo ad affidarsi alla storia e alle teorie politiche degli antichi. Il partito comunista cinese, infatti, interpella svariati esperti prima di iniziare alcuni riunioni nelle quali vengono prese decisioni per la più popolosa nazione della Terra.
Inoltre, avere padronanza della storia si rivela importante per non cadere vittima dei falsi miti spesse volte propinati alle masse. Per fare un esempio, si racconta sempre, parlando della Grecia, di come sia stata culla della democrazia, ma non viene mai detto che non tutta l’Ellade era democratica, anzi (basti pensare a Sparta), e che anche ad Atene, emblema della democrazia ellenica, non tutti avevano il diritto di voto: solo gli uomini ateniesi di nascita e figli di ateniesi avevano il suffragio, e per ogni persona di condizione libera vi erano quattro schiavi.

Oltre a non cadere nelle trappole della retorica propagandista, la conoscenza del pensiero degli antichi può aiutare a vivere meglio. I grandi pensatori del passato hanno enunciato svariate teorie su come essere felici: sebbene nessuna di esse sia la ricetta perfetta della felicità, nondimeno possono essere dei validi aiuti, fonte di una miriade di riflessioni capaci di insegnare a vivere con equanimità e accettare qualunque cosa la vita riservi.

Ecco che, alla luce di queste considerazioni, la conoscenza del passato in tutti i suoi aspetti, dalla storia alla filosofia alla letteratura, dovrebbe essere rivalutata nella sua importanza in quanto, se non indispensabile per la vita, privata e pubblica, di un uomo, può certamente considerarsi necessaria  per chi intenda fare tesoro delle esperienze di decine di generazioni passate al fine di migliorare se stesso e la comunità.

 

 Alessandro Polizzi

Lo Scaffale – N.2 Febbraio 2015

Vedi anche:  www.polizzieditore.com/www/la-natura-del-potere/ , www.polizzieditore.com/www/critica-della-retorica-democratica/ , www.polizzieditore.com/www/critone-una-lezione-di-coerenza/ , www.polizzieditore.com/www/larmata-perduta-valerio-massimo-manfredi/ , www.polizzieditore.com/www/e-facile-essere-felici-se-sai-come-farlo/ ,

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