Mobilità ecosostenibile

Per disposizione della Commissione Europea (Regolamento 443 del 2009) le emissioni di CO2 delle autovetture  devono essere,  nella media, di  130 g CO2/km.

Obbligo applicabile nel 2012 per il 65% della flotta,  nel 2014 per l’80% e nel 2015 per il 100% delle auto; con l’ulteriore obiettivo di lungo termine di 95 g CO2/km nel 2020. Le sanzioni per gli obiettivi non raggiunti sono previsti  solo dal 2020.

E’ quanto ricorda la “Guida al risparmio di carburante e delle emissioni di CO2” del 2014, disponibile sui siti web dei Ministeri dell’Ambiente e delle  Infrastrutture e Trasporti.
Approvato lo scorso 16 luglio, il documento contiene l’indicazione, per tutti i modelli in vendita al 15 marzo 2014, delle emissioni e dei consumi,  come richiesto dalla direttiva europea n. 94 del ‘99, e il Vademecum per  una guida ecocompatibile.
Il target europeo di emissione è previsto però in relazione alla media delle auto prodotte da uno stesso costruttore, i cui modelli hanno emissioni che possono essere comprese tra un minimo di 90 e un massimo di 269 g di CO2/km (come per i modelli a benzina della FIAT) o tra un minimo di 109 a un massimo di 349 g di CO2/Km (come per i modelli delle AUDI a benzina);  per cui  spetterà alle utilitarie – e ai “consumatori responsabili” che le acquisteranno –  compensare  le emissioni di CO2 delle vetture di media e alta “potenza”.
Avere uno stile di guida ecocompatibile, inoltre, permette di risparmiare il 10-15% di consumi ed emissioni, come proposto, anno dopo anno, dal vademecum  interministeriale ( www.polizzieditore.com/www/le-10-regole-per-una-guida-ecocompatibile/).
Resta però il fatto che in Italia abbiamo uno dei tassi di motorizzazione più alti del mondo: 3 automobili ogni 5 abitanti. Nel 2009 eravamo ( letteralmente) secondi al Lussemburgo con 605 autovetture ogni  1.000 abitanti.

Nel 2012 la densità automobilistica è ulteriormente cresciuta fino a 621 unità su 1.000 abitanti ( un dato superiore del 20% rispetto a Germania, Spagna, Francia e Gran Bretagna).  Più di  37 milioni di veicoli  che percorrono in media 13.000 km l’anno, il 26% in più della media europea.
Per una significativa diminuzione delle emissioni di CO2 la diffusione di uno stile di guida ecosostenibile per il nostro Paese non è sufficiente. E’ necessario che strategie di sviluppo e scelte individuali siano orientate verso obiettivi di mobilità ecosostenibile, verso sistemi di trasporto un po’ più europei.
Dovremmo guardare a Paesi come la Germania in cui gli autobus locali si trovano nelle grandi città come nelle zone periferiche, e molto spesso il servizio è attivo anche di notte. Dove il trasporto su rotaie, oltre che con i tram, diffusi soprattutto nelle città orientali, avviene tramite la “S-Bahn” la ferrovia veloce urbana, uno dei mezzi  pubblici più usati, una sorta di metropolitana di superficie che utilizza l’infrastruttura ferroviaria tradizionale. Spesso oltre a collegare le aree metropolitane, arriva anche nelle periferie percorrendo tratte di media e lunga percorrenza( www.guidagermania.net ). In Italia si assiste invece al fenomeno inverso: molti treni locali vengono sostituiti da pullman, lasciando in disuso linee e stazioni che potrebbero essere recuperate per i collegamenti all’interno di una singola provincia, e in molti casi senza neanche andare ad impattare con il traffico  delle linee ferroviarie utilizzate per i collegamenti  regionali o interregionali.
Intanto, come la stessa Guida interministeriale ricorda: “i cambiamenti climatici sono già in atto e gli effetti sono visibili sia in Europa sia nel resto del mondo…producono eventi metereologici estremi, quali i tifoni, le inondazioni, la siccità, le ondate di calore, che potrebbero aumentare in intensità e frequenza e porteranno a mutazioni considerevoli nei regimi di precipitazione con accentuazione dell’aridità nel Sud dell’Europa. Gli esseri umani sono esposti agli effetti dei cambiamenti climatici sia direttamente ( aumenti delle temperature, ondate di calore, alluvioni, frane) sia indirettamente attraverso i cambiamenti della qualità e quantità dell’acqua, del suolo, del cibo, degli ecosistemi e, su periodi temporali variabili, delle condizioni socio-economiche dipendenti  dalla disponibilità di risorse naturali. Gli scenari su scala globale prefigurano carenze di cibo, di acqua potabile, di terreni coltivabili, l’acutizzarsi delle diseguaglianze  fra nord e sud del mondo, di migrazioni e conflitti”  (www.mit.gov.it).

Maria Luisa Polizzi

– Consumo Responsabile –

supplemento de Lo Scaffale, luglio 2014

 

www.polizzieditore.com

 

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