Lo zen e la cerimonia del tè

Uno degli ideali tradizionali dell’estetica giapponese è la “sommessa e austera bellezza”  (Wabi ). Il suo significato originale era “triste, desolato e solitario” ed era posto in relazione a Sabi,  “patina rustica”, l’ideale il cui significato si evolve nel XIII secolo in quello di “tranquillità, isolamento e solitudine profonda”. Insieme Wabi e Sabi  sono l’espressione della profonda coscienza estetica che trascende l’aspetto esteriore, per cui la bellezza è nel colore del legno stagionato, in un metallo ossidato, in una foglia appassita e in tutti quegli oggetti che portano il peso dei loro anni con dignità e grazia.
Nel 1906, Kakuzo Okakura, discendente di una famiglia di samurai, scrive The Book of Tea. Un saggio a tratti aspro e amaro, con il quale spiega agli occidentali che la cerimonia del tè è un rituale che esprime bellezza e spiritualità. E’ la pratica quotidiana di un culto fondato sull’adorazione del bello, in contrapposizione alle miserie della vita quotidiana.  Ogni aspetto della cerimonia, la scelta degli utensili, la pulizia della stanza del tè, il “vuoto” al suo interno e il sentiero che ad essa conduce, gli abiti da indossare, i gesti e il comportamento da  tenere, tutto contribuisce a creare un’opera d’arte immateriale e impermanente.
“In origine il tè fu medicina, per poi trasformarsi in bevanda. Nella Cina dell’VIII secolo entrò a far parte del regno della poesia, come uno dei  passatempi raffinati. Nel XV secolo il Giappone lo elevò a religione estetica”…  “La filosofia del tè non è mero estetismo nella comune accezione del termine, giacché esprime, insieme all’etica e alla religione, la nostra concezione dell’uomo e della natura”. Così scrive Kakuzo Okakura.
“Da noi il tè, più che l’idealizzazione di una forma del bere, è divenuto una religione dell’arte del vivere. La bevanda è diventata un pretesto per praticare il culto della purezza e della raffinatezza,  una sacra funzione durante la quale ospite e invitato si uniscono per vivere un momento di massima beatitudine terrena….una sorta di taoismo dissimulato”.
Il teismo deve allo zen non soltanto il suo rituale, copiato da quello dei  monaci di bere a turno dalla stessa ciotola, ma il suo stesso fondamento filosofico, perché lo zen dà alla sfera materiale la stessa importanza  di quella spirituale e al piccolo la stessa importanza del grande. Nei monasteri  il principio si esprime attraverso la regola di assegnare ad ogni monaco un particolare compito e le mansioni più umili sono assegnate ai monaci più anziani e rispettati. Anche l’azione più insignificante è parte integrante della disciplina zen e “deve essere compiuta in modo assolutamente perfetto.”  Le azioni più semplici, come pulire il giardino, pelare le rape o servire il tè, non sono più piccole azioni senza importanza  e i monaci le compiono dando luogo a discussioni profonde.  “L’ideale del teismo è frutto di questa concezione zen, che sa cogliere la grandezza anche nei minimi eventi della vita”.
“La semplicità della stanza del tè, dalla quale è bandita ogni volgarità, la rende un autentico santuario, lontano dagli affanni del mondo esterno.”  … “Nel XVI secolo la stanza del tè offriva una grande opportunità di tregua a fieri guerrieri e a governanti impegnati nella unificazione e nella ricostruzione del Giappone. Nel XVII secolo, … rappresentò l’unica opportunità per la libera comunione degli spiriti artistici. Davanti a una grande opera d’arte, non esisteva differenza fra daimyō, samurai e gente comune. Ai nostri giorni l’industrializzazione rende la vera raffinatezza  sempre più ardua. Non abbiamo forse più che mai bisogno della stanza del  tè?”.

 

 

 

 

per vedere altre foto wabi-sabi di Antonio Polizzi www.aifors.it/

( www.polizzieditore.com/www/tai-chi-chuan-larte-dellequilibrio-universale/ , www.polizzieditore.com/www/la-paura-in-giappone/ , https://it.wikipedia.org/wiki/Estetica_giapponese ,  www.polizzieditore.com/www/cheng-man-ching-tredici-saggi-sul-tai-chi-chuan/ , www.polizzieditore.com/www/jou-tsung-hwa-il-tao-del-tai-chi-chuan/

 

 Maria Luisa Polizzi

Lo Scaffale – N.06 Giugno 2015

 

www.polizzieditore.com

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