La Polis greca

Tra i simboli più rappresentativi dell’antica Grecia vi è la polis, la città-stato, già allora ritenuta, nel dibattito riguardante il mondo politico, la forma di governo maggiormente significativa – sebbene non l’unica, data l’esistenza già arcaicamente di stati federali, noti come koinà o ethne, ma anche di stati territoriali come quello realizzato da Dionisio I di Siracusa.

Il termine poleis indica però un variegato insieme di città (circa un migliaio) sorte in più epoche storiche, in luoghi diversi e con uno sviluppo e un’estensione geografica anche molto differenti. La maggior parte dei centri urbani non superava l’estensione dei 100 km2, alcuni invece risultavano di diverse centinaia e financo migliaia di km2, come Atene e Sparta, che occupavano l’intero territorio delle regioni rispettivamente di Attica e Laconia, o come Argo e Corinto, di più modeste, ma ugualmente considerevoli, dimensioni.

La formazione del centro urbano – Quali fattori influenzavano la scelta del sito su cui fare sorgere la futura città? Nel caso di polis di antica fondazione, determinante poteva risultare la presenza di un santuario o di una tomba antica – putativa sede di sepoltura di personaggi famosi, quali gli eroi del mito – capaci di dare luogo al fenomeno del “sinecismo”, cioè l’attrazione e conseguente unione di più comunità circostanti. Di forte attrattiva erano però anche i siti delle antiche cittadelle micenee, in virtù della loro felice collocazione geografica. Fu da queste antiche sedi che si svilupparono, nell’VIII sec. a.C., gli abitati di Sparta, Atene e Tebe. Tra VII e IV sec. a.C. sorse tuttavia anche un copioso numero di altri abitati in luoghi non colonizzati in precedenza ma simili per caratteristiche ambientali: luoghi favorevoli per la presenza di baie riparate atte a realizzare porti, fertili pianure, soprattutto la presenza di un’acropoli utile alla protezione della comunità.

(Vista panoramica dell’Acropoli di Atene)

Differente il discorso per quanto riguarda le colonie, sorte tra l’Oriente – Anatolia e Mar Nero – e l’Occidente – Sicilia, Magna Grecia, ma anche il Nord Africa e le coste meridionali dell’odierna Francia. La predilezione di siti protetti quali le alture dovette andare incontro alle esigenze originali di realizzazione di uno scalo commerciale e di un sito di produzione in rapporto con la madrepatria.

Territorio poliadico e territorio rurale – Al di fuori dell’aggregato cittadino si estendeva un’area sotto il controllo della città-stato, indicata con il sostantivo chora – sebbene con esso possa venire indicato anche l’insieme del territorio, comprensivo dunque del territorio urbano. Questa zona aveva grande peso nell’economia cittadina, contribuendo al suo sostentamento anche qualora vi fosse affiancata una significativa produzione artigianale unitamente a uno sviluppato commercio. Essa era infatti dedicata allo sfruttamento agricolo ed era divisa in proprietà, solitamente di non grande estensione, appartenenti a liberi contadini, coloro che andavano a comporre la base della classe media. Una parte di tale territorio rurale, circa il 10%, era formata da terre demaniali – si parla di demosia chora – e poteva essere affittato in modo da garantire introiti alle casse pubbliche. Anche i santuari erano in grado di ricavare rendite dallo sfruttamento di questo terreno (in questo caso noto come hierà chora).

A segnare il confine del territorio stava la fascia più esterna, l’eschatià o perioikìs, che solo in casi particolari veniva fortificato (si trattava di zone calde, come quella di confine tra Attica e Beozia) e che veniva demarcato dalla presenza di santuari e di cippi di confine, gli horoi. Sotto il profilo economico, quest’area era sfruttata per il pascolo e la produzione di legna.

La planimetria urbana – L’organizzazione planimetrica della polis è suddivisibile in due grandi modelli legati alla sua origine: nelle città originatesi su un antico sito, lo sviluppo urbano appare non regolamentato e demandato alle logiche degli interessi dei privati, che si espandono liberamente. Diversamente, nelle colonie sorte dall’espansione greca in altre aree geografiche si ebbe una razionalizzazione dello spazio urbano, con piante che potevano essere impostate su uno o più assi incrociati da altre vie minori, oppure organizzate in fasce rettangolari o, ancora, a scacchiera (come nel caso del nucleo originale di Marsiglia, in Francia).

La sperimentazione di questi modelli ragionati sarà anticipazione della creazione di un canone – lo “schema ippodameo” che prende il nome da Ippòdamo di Mileto, colui che ebbe ruolo preminente nei lavori di ricostruzione della città ionica di Mileto, rasa al suolo dai Persiani nel 494 a.C.- basato sulla suddivisione del territorio urbano in una scacchiera che garantisce l’edificazione delle case dei privati in spazi rigorosamente divisi, inquadrati in isolati che potevano, nella loro successione, essere interrotti in modo da garantire uno spazio per la costruzione degli edifici pubblici. In questo modo si garantiva anche una futura espansione ordinata dei confini della città. La creazione ippodamea divenne un punto di riferimento per quegli abitanti che intendessero, o fossero costretti, a ristrutturare o ricostruire la propria città, un modello imitato (si ricordino, tra le altre, Rodi e Taranto) o deliberatamente ignorato ( è il caso di Elide, capoluogo dell’omonima regione).

Aree pubbliche e aree private – I luoghi preposti ai culti religiosi risultano di importanza fondamentale tanto da essere soggetti ad uno sviluppo architettonico già nel periodo immediatamente precedente allo sviluppo della polis, allorché vennero eretti templi e tombe d’eroi e vennero realizzati depositi di oggetti votivi. Fu nel VI sec. a.C., fase di sviluppo della polis, che l’architettura sacra ebbe nuovo slancio e per gli originari templi in legno principiò un periodo di mutamento della planimetria e dei materiali da costruzione, con il passaggio dal legno a materiali rocciosi.

(Santuario di Apollo a Delo)

La proliferazione di edifici con funzioni di culto non è secondaria, poiché essi travalicavano la funzione religiosa per sfociare nel campo politico e sociale: era in essi che venivano esposti i provvedimenti legislativi, le sentenze dei tribunali e anche i trattati con altre poleis; in essi avvenivano poi rituali importanti per la vita cittadina. In alcuni edifici di culto, santuari di riconosciuto valore panellenico o più semplicemente di locale importanza, potevano essere tenute assemblee, così come era possibile che vi fosse collocata la “cassa” dello Stato o delle federazioni – è il caso della Lega delio-attica, una confederazione che per una settantina di anni vide l’adesione di più di cento città e che ebbe sede nel santuario di Apollo a Delo dove, per l’appunto, si riuniva annualmente l’assemblea federale e dove era collocata la cassa comune, almeno fino al suo trasferimento in Atene ad opera dello statista ateniese Pericle. La collocazione di simili costruzioni non era demandata al caso e seguiva un criterio logico: i templi consacrati alla dea Atena, ad esempio, avevano naturale sistemazione sull’acropoli, all’interno del centro urbano, in virtù della sua concorrenza alla difesa cittadina e del suo essere ispiratrice della civiltà urbana. Diversamente, gli edifici dedicati al dio Poseidone, signore dei mari e dei terremoti, venivano collocati preferibilmente in luoghi che rispecchiassero questa duplice natura: era preferibile dunque che venissero collocati al confine tra due elementi, quali mare e terra, ma anche due mari o due terre diverse.

Esistevano naturalmente altri luoghi pubblici, non sacri, cui era deputata la vita politica e sociale della comunità. L’agorà, lo spiazzo fisico in cui il popolo liberamente si incontrava, sede del mercato e perciò luogo di scambi non solo di merci ma anche di opinioni e conoscenze. Cuore pulsante dell’attività cittadina, l’agorà si sviluppò di pari passo con il resto della città, arricchendosi, nel tempo di nuovi elementi. Già nel VII-VI sec. a.C. sorsero, per agevolare le attività svolte in essa, lunghi porticati chiusi su un lato e dotati di un colonnato sull’altro, le stoai. A causa della loro inadeguatezza ad ospitare assemblee necessitanti di ampi spazi o di luoghi di maggior riservatezza, venne in seguito realizzato un edificio coperto di pianta quadrata o rettangolare, il bouleutérion, cioè la sede dell’assemblea della boulè, un consiglio ristretto formato da un numero selezionato di cittadini. In alcune città – la maggior parte si limitarono a disporre, al bisogno, sedute mobili in legno da rimuovere al termine –  oltre ad esso venne eretto un ekklesiasterion, un luogo di riunione dell’ekklesia, l’assemblea formata da tutti i cittadini della polis; per questo edificio risultava fondamentale il numero di cittadini: solo in pochi casi si arrivò alla realizzazione di un edificio coperta, per lo più si optò per gradinate senza copertura disposte circolarmente attorno alla tribuna da cui gli oratori prendevano la parola.

(L’antica agorà di Atene)

Altri due luoghi si segnalavano per importanza: gli spazi dedicati allo sport e quelli per le recite teatrali. Il gymnasion era l’insieme di spazi in cui avevano luogo diverse attività di esercizio fisico, riservate – fatta salva l’eccezione costituita da Sparta – ai soli maschi. Esso era sito nei sobborghi cittadini o appena al di fuori di essi e andò aumentando di complessità nel corso del tempo grazie anche allo sviluppo del professionismo atletico – incentivato dallo svolgimento di prestigiose manifestazioni sportive panelleniche quali i giochi olimpici, istmici, pitici e nemei. Alla pista scoperta si affiancarono un lungo porticato, lo xystòs, e la palaìstra, nella quale si praticavano la lotta, il pancrazio e il pugilato. In alcuni ginnasi vennero poi costruite delle exèdrai, dei vani con sedute per il riposo, e anche dei bagni, ad immersione o a vapore. Non mancavano santuari e, talvolta, erano presenti anche biblioteche; in certi casi – come in Atene, dove presso il ginnasio uomini del calibro di Socrate, Platone e Aristotele tennero le proprie argomentazioni filosofiche – essi divennero anche scuole. In seguito vennero realizzati, prima ad Olimpia e poi anche altrove, edifici appositi per le competizioni, separati da quelli preposti agli allenamenti.

Il teatro fu tra gli edifici più caratteristici, imitato anche da altre culture, su tutte da quella romana. Necessitava di uno spazio naturale particolare, il pendio di una collina, in cui fosse possibile scavare il teatro per ricavare i posti a sedere nonché lo spazio per la recitazione, articolato in skené, dove recitavano gli attori, e l’orchéstra, spazio di azione del coro. Anche in questo caso era presente un altare, thymele, consacrato a Dioniso, dio sotto il cui segno era posto sin dalle origini il teatro.

Gli edifici privati avevano una crescita sulla base della planimetria urbana: una crescita disordinata delle abitazioni oppure un inquadramento di esse all’interno del reticolo urbano prestabilito, lungo un sistema a pettine che prevedeva l’incrocio di strade cardine, plateiai, e strade trasversali di minor ampiezza, le stenopoi. Ogni cittadino aveva però facoltà di realizzare liberamente la propria casa secondo i mezzi a propria disposizione. Non era però concessa l’ostentazione di lusso o tesori ingenti: l’eleganza doveva sempre essere accompagnata dal riserbo e dalla discrezione; il privato piacere non doveva sfociare nell’ostentazione per non disturbare la superiore bellezza delle costruzioni pubbliche dello Stato.

Mura cittadine e necropoli – L’abitato cittadino poteva essere fortificato da mura, sebbene solo le colonie e le città di nuova fondazione venissero fortificate già dall’origine. Sul continente, alcune città si dotarono di mura relativamente presto, le altre furono refrattarie e lo fecero solo relativamente tardi, tra V e IV sec. a.C., quando le guerre persiane e lo scontro tra Sparta Atene produssero una generale instabilità, unitamente allo sviluppo della poliorcetica, che costrinse a migliorare i circuiti cittadini di mura. L’unica eccezione venne rappresentata da Sparta, che non si dotò di mura fino al III sec. a.C., fedele all’antica etica fino ad allora condivisa da diverse città che prevedeva che fossero gli uomini e non le mura la migliore difesa.

Le necropoli sorsero oltre le mura cittadine, nelle terre non coltivabili della chora. Scavate direttamente nei terreni di volta in volta disponibili – terra, roccia o quanti altri terreni – le tombe non erano, salvo sporadiche eccezioni, divise per quartieri cittadini o ceti sociali e potevano eventualmente essere contrassegnate da supporti di vario genere quali vasi, steli, tronchi di colonne o pilastri.

La polis, pur continuando ad esistere come entità fisica, nel IV sec. a. C. cesserà di esistere come città-Stato per finire inglobata nel regno di Macedonia di Filippo II e poi di suo figlio Alessandro Magno. Alla morte del celebre sovrano, nel 323 a.C., con l’avvento dei regni ellenistici sorti dalla frammentazione del suo vasto impero, principiò un grande cambiamento: nuove città sorsero, come Alessandria d’Egitto, e vecchie si espansero, sia in grandezza che in importanza. Questi nuovi centri, di ispirazione ippodamea, risultarono fortemente influenzati dalla presenza dei sovrani: il centro ideale, in esse, sarà da ricercare non più nell’agorà, antico luogo di aggregazione e di svolgimento della vita politica, ma nella reggia del sovrano, nuovo centro del potere non solo della città ma dell’intero regno – ad Alessandria d’Egitto il complesso reale, con la rinomata Biblioteca, il Museo, gli uffici amministrativi e molti altri edifici, tra cui le tombe reali, arrivò a ricoprire tra 1/4 e 1/3 del territorio cittadino. Anche gli edifici non risulteranno indenni da un simile cambiamento epocale: alle costruzioni celebrative della polis e della sua comunità si sovrapposero monumenti atti ad esaltare il potere, il sovrano, le sue imprese – si pensi a Pergamo e all’altare di Eumene II, celebrativo della sua vittoria sui Galati, popolazione di origine celtica che invase i Balcani in quel periodo.

Alessandro Polizzi

– Humanities –

supplemento de Lo Scaffale, Giugno 2017

 

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Bibliografia di riferimento (a cui si rinvia per approfondimenti):

  1. Morachiello, La città greca, Laterza 2003
  2. Bearzot, La polis greca, il Mulino 2009

Nella foto in alto: sito archeologico di Delfi

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