Il lavoro ai tempi di Linkedin

Pochi giorni fa Linkedin, il social network dedicato al mondo del lavoro, ha pubblicato una ricerca, la “Relationship at Work”, in collaborazione con Censuswide, che coinvolgeva più di 11.500 persone di ben 14 Paesi diversi.

Lo scopo di tale studio era comprendere meglio il punto di vista dei professionisti, e dei lavoratori in genere, sulle relazioni umane nell’ambito lavorativo.

I dati interessanti che emergono sono fondamentalmente due, in contrapposizione tra loro: il primo è che tra gli intervistati della fascia più giovane, ovvero i lavoratori tra i 18 e i 24 anni, le relazioni tra colleghi sul posto di lavoro assumono una tale importanza da influire, nel bene o nel male, anche sulle prestazioni lavorative stesse. Elemento che contrasta con la fascia di età all’altro capo della statistica, e cioè quella tra i 55 e i 65 anni, i quali affermano che l’amicizia con i colleghi non ha alcun impatto sulla qualità del lavoro che svolgono.

Il secondo dato è la risposta ricevuta alla domanda: “Sacrificheresti l’amicizia con un collega pur di ottenere una promozione?”. I più giovani hanno risposto affermativamente a questo quesito con una maggioranza del 68%, mentre i più maturi non prenderebbero nemmeno in considerazione una cosa simile, con una maggioranza del 62%.

Cosa abbia creato questo divario relazionale tra due generazioni così distanti è presto detto: da una parte la socialità e la condivisione della rete da parte della fascia più giovane, portata in taluni casi persino oltre ogni statistica sociale, mentre dall’altra una visione per certi versi superficiale delle relazioni stesse, al punto di renderle persino sacrificabili senza remore, probabilmente dovuta alla confusione tra l’amicizia reale con quella virtuale.

Chi se non Linkedin avrebbe potuto condurci in una ricerca di tale portata, e con un risultato che sembra proprio condannare gli stessi social network rispetto alle relazioni sociali e lavorative?

Con 200 milioni di utenti, Linkedin è ormai il più grande social network “professionale” del mondo, la più diffusa piattaforma digitale di questo genere, in grado di mettere in contatto i curricula dei candidati, più di un milione a settimana secondo i recenti dati, con le aziende che ricercano personale a tutti i livelli.

In Italia addirittura il numero di iscritti ha raggiunto già quota quattro milioni, e sembra crescere di anno in anno dando un discreto spazio ai gruppi di discussione e di confronto, all’interno dei quali è facile far conoscere le proprie competenze e promuovere le proprie capacità, nonostante la tipica diffidenza che l’italiano medio ha nei confronti del mondo digitale.

Ma Linkedin, a differenza di altri social network che sono più dediti all’intrattenimento, sa farsi percepire come luogo nel quale ottenere consenso, collegamenti e visibilità professionale, per uno scopo ben più serio ovvero il lavoro. Spetta agli utenti trovare la via più efficace per emergere tra le migliaia di profili simili al proprio, ed essere magari selezionati dai recruiter che ogni giorno si affidano alla natura di Linkedin, il cui motto, fin dalla sua fondazione nel 2003, è stato: “Le relazioni contano”.

Quali siano i segreti per usare al meglio le opportunità professionali offerte dalla rete di Linkedin non è difficile capirlo. Si tratta infatti di uno spazio nel quale oltre al Curriculum sembra che l’immagine che si dà di se stessi conti moltissimo, dipingendo così un quadro che, asettico come tutto quello che accade dentro allo schermo di un computer, alla fine dovrebbe servire a far vedere quanto siamo bravi a comunicare. E oggi la buona comunicazione è già una qualità aggiuntiva, che conta molto nel processo di selezione di un’azienda.

In rete poi si possono trovare decine di consigli su come usare Linkedin, con la solita promessa di riuscire ad ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo. Ma raggruppando la maggior parte dei post e degli articoli dedicati a questo argomento ci accorgiamo che in effetti dicono tutti la stessa verità, che possiamo ridurre a poche ma essenziali mosse.

Andiamo allora con ordine e seguiamo un passo alla volta quali mosse ci vengono indicate per promuoversi professionalmente su Linkedin:

Presentarsi

La prima cosa è quella di curare l’aspetto digitale del proprio profilo, tenendo presente infatti che l’elemento più valutato dai futuri datori di lavoro è la cura e l’esaustività del profilo del candidato. In altre parole, nel mondo moderno e soprattutto in ambito lavorativo, se siete in cerca di lavoro o di una collaborazione professionale non sottovalutate mai l’importanza dell’immagine che date di voi agli altri. Sia attraverso la vostra foto infatti, che dovrà essere seriamente professionale, e sia attraverso la descrizione sintetica delle vostre esperienze, laddove da una parte userete una breve descrizione del vostro profilo lavorativo usando le parole chiave più attinenti, e dall’altra compilerete un profilo chiaro circa i vostri titoli, le vostre esperienze, le lingue, i vostri interessi, ecc.

Restringere il campo

Non dimenticate mai una cosa fondamentale: dovete sapere bene a chi vi state rivolgendo, ovvero a quale tipologia di lavoro aspirate. Poiché così come il vostro curriculum cartaceo non dovrà mai contenere una montagna di informazioni variegata, ma solo quelle utili ad uno specifico lavoro per il quale vi proponete, allo stesso modo anche il profilo Linkedin non dovrà contenere tutto ciò che avete fatto nella vostra vita, ma solo le esperienze e i titoli utili a proporvi per quella determinata professione. In parole povere: semplificate e affinate! Ma non troppo ovviamente. Se siete per esempio un ingegnere informatico e state cercando proprio un lavoro in quel settore, non vi sarà di grande utilità inserire la vostra esperienza come baywatch o magari l’aver vinto un concorso di bellezza. Tuttalpiù potreste aggiungere dei brevetti o dei riconoscimenti che esulano dalla vostra figura professionale, ma dimostrano un sano interesse per altre attività, per esempio sportive o sociali, che testimoniano cioè la vostra facilità alla socializzazione, alla comunicazione, ecc.

Farsi segnalare

Il meccanismo delle segnalazioni è stato introdotto da Linkedin allo scopo di aumentare la collaborazione tra gli utenti, ma allo stesso tempo per offrire una garanzia sulle vostre competenze professionali. Se tra i vostri contatti ad esempio vi sono persone con le quali avete lavorato, queste avranno la possibilità di confermare la vostra esperienza, e naturalmente voi farete lo stesso con loro.

Collegarsi e Partecipare

Con una rete di persone che appartengono al vostro settore professionale vi sarà più facile far apparire il vostro profilo nelle ricerche di quell’area lavorativa. Lo stesso discorso vale anche per i gruppi che riuniscono utenti con interessi comuni. In questi gruppi infatti potrete trovare i contatti che hanno un profilo simile al vostro e avrete altresì l’opportunità di aprire nuove discussioni, partecipare, farvi conoscere e farvi notare, e soprattutto condividere.

Ma se la Rete, come detto più volte, ha anche un lato oscuro, la domanda che ci poniamo rimane sempre la stessa: qual è allora il lato oscuro, il punto debole, dei social come Linkedin?

Le risposte possibili purtroppo non pare siano condivise da tutti i sociologi della comunicazione, e sono ancora oggetto di un largo dibattito. Tuttavia bisogna ricordare che uno degli aspetti più ambigui che vengono riconosciuti a questo tipo di social network non è poi così diverso dalle critiche mosse a tutti gli altri social più in generale. E’ vero infatti che i Social come Linkedin hanno contribuito, in questi ultimi anni soprattutto, a cambiare i criteri di selezione dei responsabili delle Risorse Umane, dando ampio spazio ad aspetti che prima la ricerca tradizionale nemmeno contemplava. Ma è stato un cambiamento positivo?

Pensiamo per esempio alla reputazione del candidato sul Web, alle fotografie che inserisce e ai commenti pubblici che immette nella Rete. Una condizione che oggi sembra non concedere margine di errore né di riscatto. Un giovane compie una ragazzata che poi, come gli ha insegnato la modernità digitale, pubblica sullo schermo attraverso i social di intrattenimento per ricevere consenso tra gli amici e condividere le sue emozioni, e questa sbandata rimarrà nell’immenso archivio di internet per lunghissimo tempo, pronta ad essere giudicata nel bene o nel male da chi si è specializzato nel far questo anche per mestiere.

Perciò possiamo dire che le funzionalità della Rete hanno ridotto il lavoro dei recruiters in termini di fatica, certamente, ma lo hanno anche reso fin troppo semplicistico nel metodo di giudizio e nei criteri di selezione dei possibili candidati. Finendo col dare sfogo a delle false apparenze e facendo perdere i contatti con l’aspetto umano, quello che faceva dire a poeti come il grande Fyodor Tyutchev: ”Mettete via il mio libro di poesie, venite a trovarmi, sediamoci in portico a bere il Tè. Se volete leggere le mie poesie, chiedetemi di leggervene qualcuna io stesso, e allora capirete davvero chi sono”.

 Antonio Polizzi

Lo Scaffale – N.4 Aprile  2014

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