Hermann Hesse. Dalla magia dei colori alla magia della vita

Poco più che quarantenne, nel 1919, Hermann Hesse si trasferisce a Montagnola, in Svizzera, da dove scrive: “Cari amici a Berlino! … Scrivo queste righe uno degli ultimi giorni di dicembre,  di mattina alle undici, sdraiato per terra sulle foglie secche, in un angolo del bosco riparato dal vento”. “Dipingere è meraviglioso, rende più lieti e più pazienti”.  “Cari amici di Berlino,…No, non voglio venire né a Berlino, né a Monaco, lì le montagne la sera sono poco rosate, e mi mancherebbe l’una cosa e l’altra.”

Da questo angolo di mondo, in un ritrovato rapporto con la natura e con la vita, lo scrittore guarda con distacco la “cultura” europea  dei  “mercanti”. Li osserva criticamente, nei rari incontri in cui gli commissionano i quaderni da lui stesso realizzati, con poesie, aforismi ed acquarelli, e il confronto tra la loro e la sua vita, diventa per lo scrittore una riflessione da condividere in chiave  narrativa, con gli amici di Berlino. Racconta così di un invito a pranzo in un grande albergo. “ I mercanti, che d’estate ancora pensavano così  cupi ad Ostenda, pare stiano molto bene. Il destino è cambiato, adesso sono di nuovo a galla. … Mi ero messo il mio vestito migliore, la mia padrona di casa mi aveva rammendato il giorno prima il piccolo buco nel ginocchio con un po’ di lana blu. Facevo una bella figura… Nelle poltrone qua e là sedevano i mercanti ben vestiti, con le loro consorti. Cosa facevano? Tenevano alta la cultura europea. …questa cultura distrutta, tanto rimpianta, con le poltrone in pelle, i sigari d’importazione, i camerieri sottomessi, gli ambienti surriscaldati, le palme, le pieghe dei calzoni stirate”…

“Il mio ospite non era ancora apparso; così mi avvicinai a uno dei mercanti per chiacchierare un po’. ‘Buon giorno, signor mercante,’ dissi, ‘come va?’. ‘Oh, va bene, solo che ci si annoia un po’, al momento. La si potrebbe invidiare, con le sue toppe blu sul ginocchio. Sembra un uomo che non conosce noia’. ‘Giusto. Ho tantissimo da fare e il tempo passa veloce. Ognuno comunque ha il suo ruolo!’ … ‘io sono un operaio e lei è un mercante. Io produco e lei telefona. Quest’ultima attività porta più soldi. Al contrario però produrre è molto più divertente. Fare poesia o dipingere quadri è un piacere’…  Certo, fa piacere vestirsi con un bell’abito. Ma dubito che quest’abito vi occupi, vi faccia felici e vi renda gioiosi per tutto il giorno. Io credo che voi non pensiate per intere giornate alle pieghe dei vostri pantaloni e ai bottoni di brillanti, come io non penso al mio ginocchio rammendato. Non è vero? Dunque che cosa ve ne viene?’ … ‘Beh, può darsi. Ma vuole vivere di questo?’. ‘Io vivo del fatto che produco, che metto al mondo valori, piccoli che siano.’ … “.

Trent’anni dopo, nel 1949, Hermann Hesse descrive la sua attività di pittore e con essa il suo mutato sguardo verso la cultura del tempo: “E’ un bel gioco, e non mi faccio problemi di coscienza per il fatto che a questi piccoli dipinti manchi il valore artistico. Quando facevo i primissimi di questi quadernetti e cartelline essi erano ancora più impacciati e senza l’arte che hanno adesso, era durante la prima guerra mondiale…; tanto tempo è passato, e poi vennero anni in cui ero felice per un ordine, perché ne avevo bisogno io stesso.”  L’autore ricorda come negli anni della prima guerra mondiale realizzava e trasformava i suoi lavori in biblioteche per i prigionieri di guerra. “Le persone al servizio delle quali oggi produco  i miei piccoli lavori manuali non sono più degli anonimi sconosciuti, non do neanche il frutto del mio lavoro alla Croce Rossa o a questa o a quella Organizzazione, con gli anni e i decenni sono diventato sempre più amante dell’individuale e del differenziato, contro tutte le tendenze del nostro tempo.”

Hermann Hesse rivendica il valore oggettivo della sua misantropia: la consapevolezza che “curare un piccolo numero di persone, che non conosco tutte personalmente , ognuna delle quali però significa qualcosa per me, ognuna delle quali possiede il suo proprio, unico valore e il suo destino particolare, mi dà più gioia e mi pare in cuor mio più giusto e più necessario che non quel sostegno e quella beneficienza che un tempo ho contribuito a portare avanti come ruota in un grosso ingranaggio di beneficienza. …tutti quelli, la cui miseria riversa le sue onde fin sopra la mia scrivania, si rivolgono a un uomo, non a un apparato. Ognuno si attenga a ciò che gli si è rivelato buono.” Dalla piccola raccolta di acquarelli e di scritti, a cura di Marcello Baraghini, in cui Hermann Hesse racconta il suo rapporto con la pittura e il suo rinnovato rapporto con la vita, grazie alla pittura.

 

 Maria Luisa Polizzi

Lo Scaffale – N.03 Marzo 2016

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Biografia di Hermann Hesse:

Scrittore, filosofo e pittore. Non pensa a se stesso come uomo politico, tuttavia, per molte generazioni e molte guerre, è uno scrittore di riferimento. Lascia la Germania nel 1912 come “primo emigrante volontario” e all’inizio della prima guerra mondiale è uno dei pochi intellettuali che non partecipano all’entusiasmo generale per la guerra. Dal 1914 al 1918 pubblica in riviste tedesche più di venti saggi critici contro la guerra e dal 1915 costruisce a Berna una centrale per il soccorso ai prigionieri di guerra. Critica presto il nazionalsocialismo e il Terzo Reich considera i suoi libri “indesiderati”. Molti emigrati della Germania nazista, fra i quali Thomas Mann, trovano rifugio da Hesse e tanti sofferenti anche sostegno finanziario. Due anni dopo la sua morte, diviene l’emblema della contestazione giovanile contro la guerra del Vietnam.

“Tutta la politica non è di mio gusto, altrimenti sarei da tempo diventato un rivoluzionario. Non ho altro desiderio che trovare me stesso e un lavoro tutto spirituale.”.

La vita e l’opera letteraria di Hermann Hesse sono di fatto segnati da un continuo interesse per la religione e la fede fin dalla prima infanzia. Nasce il 2 luglio 1877 a Calw nella Foresta nera in una famiglia protestante-pietistico di predicatori, teologi e missionari ( sia il padre che il nonno) in India, Hermann conosce presto l’induismo, il buddismo, e, più tardi, il taoismo cinese. Per tutta la vita sviluppa l’idea di una sintesi fra le religioni sulla base di una misticità universale.  “Siddhartha” e “Il giuoco delle perle di vetro” sono la testimonianza letteraria della sua ricerca di un Dio unico. Hesse crede in una “religione al di fuori, fra e sopra le confessioni che è indistruggibile” e rimane scettico nei confronti di dogmi e insegnamenti. Scrive: “Penso che una religione sia buona come l’altra. Non ce n’è nessuna, nella quale non si potrebbe diventare un saggio, e nessuna, che non si potrebbe praticare come la più sciocca idolatria.”

Il 10 novembre 1946 è insignito del Nobel per la letteratura ma non partecipa alla cerimonia di conferimento. Nel Discorso di consegna, Anders Österlin, segretario permanente dell’Accademia Svezia, dichiara: “L’onorificenza conferita a Hermann Hesse è più di una conferma della sua gloria. Vuole anche mettere nella giusta luce un’opera letteraria che nella sua interezza mostra l’immagine di un uomo buono, che ha lottato, che segue con una fedeltà esemplare la sua vocazione e che è riuscito a tenere alta la bandiera dell’umanità in un’epoca tragica.”.

Hermann Hesse è oggigiorno, accanto a Thomas Mann e a Stefan Zweig, lo scrittore di lingua tedesca del XX secolo più letto nel mondo. I suoi libri sono stati tradotti in più di 60 lingue. I suoi romanzi più famosi sono Peter Camenzind (1904), Gertrud (1910), Demian (1919), Siddhartha (1922), Il lupo della steppa (1927), Narciso e Boccadoro (1930) Il giuoco delle perle di vetro (1943).

Hermann Hesse muore nel 1962 a Montagnola, sua patria d’elezione in Ticino. È sepolto nel cimitero di Sant’Abbondio, a Gentilino e a Montagnola è presente un museo a lui dedicato, ubicato in una villa adiacente alla sua abitazione. Vi è poi un sentiero didattico a lui intitolato, che collega Montagnola con Agra.

Biografia tratta da: https://www.hermann-hesse.de/it/letteratura/le-opere-di-hermann-hesse/le-biografie-su-hermann-hesse

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